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Inquinamento acustico marino

Il suono si propaga sotto la superficie in modo più efficiente e veloce che nell’aria, e su distanze molto maggiori. Alcuni di questi sono di fonte naturale, come la pioggia, i frangenti sospinti dal vento, i movimenti dei ghiacci, i terremoti e i suoni emessi da una varietà di animali marini.  Altri suoni sono prodotti dalle attività umane, divenuti negli ultimi decenni talmente intensi e ubiquitari da costituire oggi la frazione di gran lunga più importante del totale del rumore subacqueo.

Negli oceani e nei mari del pianeta aumenta l’inquinamento acustico come risultato dell’incremento delle imbarcazioni, dei survey sismici per la ricerca di giacimenti petroliferi, e della nuova generazione di sonar militari. La cacofonia di suoni che pervade i mari sta aggravando le minacce che pesano sui mammiferi marini. Queste specie usano i suoni, talvolta su lunghe distanze, per comunicare, cercare cibo e per l’accoppiamento.

Non è ancora chiaro quali siano i meccanismi fisiologici responsabili di eventi tanto drammatici.  Per alcuni studiosi non si può escludere l’effetto diretto sui tessuti degli animali delle vibrazioni ad alta energia prodotte dai sonar militari.  Tuttavia, l’ipotesi più verosimile è che il suono abbia il potere di mandare nel panico gli animali nel corso delle loro profonde immersioni, inducendoli a emergere in fretta e senza seguire le procedure adeguate a purgare i tessuti dai gas respiratori disciolti nei loro tessuti durante l’immersione. Molti degli animali spiaggiati hanno rivelato massicci fenomeni di embolia, fino ad allora sconosciuti tra i cetacei.

Gruppi, che partecipano alla Conferenza della Convenzione sulle Specie Migratrici del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, stanno esortando i governi e l’industria ad adottare motori più silenziosi per le imbarcazioni, regole più ferree sull’uso dei survey sismici nella ricerca di giacimenti di petrolio e di gas e tecnologie sonar innovative e meno invasive da parte delle marine militari.

Si teme che il livello crescente di biossido di carbonio (CO2) , risultato della combustione dei combustibili fossili, possa peggiorare i livelli di inquinamento acustico proveniente dalle attività antropiche in aumento. Il Foro Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change) istituito dal Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) e l’Organizzazione Meteorologica Mondiale hanno segnalato, nel loro ultimo rapporto,  il livello crescente di acidità o “acidificazione” dei mari e degli oceani.

L’IPCC ha sottolineato la sua preoccupazione per l’impatto che la diminuzione dei livelli di PH (aumento acidità) può avere sulle barriere coralline e sul plankton, alla base della catena alimentare marina.

Ricercatori del Monterey Bay Aquarium, Istituto di Ricerca statunitense, ipotizzano altresì che l’aumento di acidità degli oceani possa causare anche l’aumento dell’inquinamento acustico nell’ambiente marino.

Infatti, il cambiamento nella composizione chimica dell’acqua del mare equivarrebbe, attualmente, a una diminuzione del 10% della sua capacità di assorbire i suoni a bassa frequenza, rispetto a prima della Rivoluzione Industriale.

Alcune delle misure che, se attuate, possono diminuire sensibilmente l’inquinamento acustico subacqueo prevedono l’istituzione di “aree protette dal rumore” nei mari chiusi e nei bacini marini; un maggiore monitoraggio dei livelli di inquinamento acustico e banche dati dei rumori che elenchino la provenienza dei suoni prodotti dall’uomo.

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