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Tsunami

Erroneamente molto spesso nelle cronache dei giornali si è parlato di Onde di Marea (Tidal Waves), ma tali enormi onde distruttive sono state chiamate dagli scienziati “Onde marine sismiche”; oggi in generale si preferisce chiamarle Tsunami. In giapponese tsu significa “porto” e nami “onda”: “grande onda nel porto”. Spesso queste onde gigantesche hanno seminato morte e distruzione nei porti e nei villaggi costieri del Giappone, tanto che la loro terrificante potenza è stata raffigurata in una celeberrima incisione del pittore Hokusai, datata 1835.

Uno tsunami è una serie di onde causate principalmente da sommovimenti del fondo marino, che possono essere prodotti da tre diversi tipi di violenta attività geologica:

terremoti che si verificano quando un grosso blocco del suolo marino viene spinto verso l’alto o sprofonda d’un tratto;

frane che iniziano sopra il livello del mare e precipitano in acqua oppure da frane che hanno luogo interamente sott’acqua;

eruzioni vulcaniche sottomarine le quali avvengono quando l’acqua fredda del mare incontra il magma vulcanico.

Dopo che di uno di questi fenomeni si è manifestato un’enorme massa d’acqua si sposta e produce uno tsunami, o maremoto.

Le onde tsunamiche sono molto diverse dalle altre onde oceaniche. Le onde suscitate dal vento interessano solo la superficie del mare, il movimento raramente si estende al di sotto dei 150 metri di profondità. Gli tsunami invece comportano un moto che arriva fino al fondale marino e la loro velocità è determinata dalla profondità del mare. Le normali onde generate dal vento raramente viaggiano a più di 100 km/h, anzi, sono di solito molto più lente; le onde tsunamiche invece possono viaggiare alla velocità di 800 km/h e anche più nelle acque profonde di un bacino oceanico.

Queste onde incredibilmente veloci, in acque profonde sono di solito alte appena 30-60 cm, ma sono molto lunghe. Le onde suscitate dal vento raramente misurano più di 300 metri da cresta a cresta; le onde tsunamiche invece spesso raggiungono i 160 km di lunghezza.

E’ pertanto impossibile discernere un’onda di maremoto da bordo di una nave al largo.

Quando l’onda tsunamica giunge in acque più basse, avvicinandosi alla costa, comincia a cambiare aspetto. Esse tendono ad essere più piccole in prossimità di piccole isole, dove il fondale scende rapidamente ed è subito alto mare. Quando invece raggiungono isole grandi, ove il fondo declina gradulmente, aumentano progressivamente di altezza sia per la diminuzione dello strato d’acqua si per il sommarsi di effetti di interferenza.

Man mano che si avvicinano alle coste, le onde viaggiano a velocità via via minore, ma l’energia che cala in tal senso cresce nel senso dell’altezza: un’onda tsunamica che era alta mezzo metro in mare aperto può gonfiarsi e salire fino a 9 metri sottocosta.

Spesso quando la prima onda tsunamica sta per abbattersi su un lido, il mare si ritira, ma può anche che il preavviso di un maremoto sia dato, al contrario, da un rigonfiarsi del mare; si verifica l’una o l’altra condizione a seconda di quale parte del convoglio tsunamico arriva per primo sottocosta. Se arriva prima la cresta di un’onda, si ha un innalzamento del livello del mare; se viceversa arriva prima il ventre dell’onda, si ha un abbassamento: le acque si ritirano e lasciano scoperto il fondale per un lungo tratto.

Un diffuso pregiudizio è che il maremoto comporti un’unica gigantesca onda; al contrario, uno tsunami può consistere di dieci onde e più, le quali formano il “convglio d’onde anomale” (tsunami wave train). Le singole onde viaggiano ad una distanza, l’una dall’altra, che varia dai 5 ai 90 minuti.

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