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Mediterraneo a rischio petrolio. Satelliti contro l’inquinamento

Il Mediterraneo, un inquinato cronico. Il Mediterraneo è considerato un mare ad altissimo rischio di inquinamento per idrocarburi. Nel 2000 sono infatti transitate 370 milioni di tonnellate di petrolio greggio e derivati attraverso il nostro bacino, circa un quinto del trasporto globale. Un valore questo, dicono gli analisti, destinato a crescere. Ciò che preoccupa di più gli esperti però è l’inquinamento cronico, quotidiano, quello che avviene sotto i nostri occhi.

Con 38 milligrammi di catrame disciolti in ogni metro cubo di acqua, il Mediterraneo sorpassa di gran lunga gli 0,6 mg per metro cubo del Golfo del Messico. Ciò nonostante, in quel settore dell’Atlantico ci siano ben 2304 piattaforme (tra petrolio e gas) operative, contro le 140 del sistema Mediterraneo-Mar Nero. Insomma, il nostro è il bacino più inquinato del pianeta.

Nel Mediterraneo finiscono ogni anno più di 100 mila tonnellate di petrolio, diluite nel tempo, ma sempre tante rispetto le 650 tonnellate che la Deepwater Horizon sputa quotidianamente da diversi giorni. E da noi non c’è bisogno di alcun disastro. Collisioni, incidenti, o perfino atti terroristici incidono solo per il 20 per cento sull’inquinamento marino per idrocaburi. Le perdite croniche avvengono piuttosto durante le operazioni di routine delle navi cisterniere, come lo scarico delle acque di zavorra, o durante lo scarico nei terminali. A cui si aggiungono le azioni criminali compiute da alcune navi che lavano, illegalmente, le cisterne dei tanker in mare aperto. Per alcuni capitani il risparmio di tempo e denaro per le operazioni portuali vale il rischio di essere colti in flagrante dalle autorità.

Combattere l’inquinamento con satelliti e aerei spia. Ora però la Guardia Costiera ha dalla sua una tecnologia sempre più sofisticata per scrutare i nostri mari: radar satellitari e perfino due laboratori volanti. Questi ultimi sono autentici aerei-spia con cui la Guardia Costiera effettua ricognizioni marittime tra Tirreno ed Adriatico, in una battaglia antinquinamento senza tregua.

I due ATR 42 della Guardia Costiera trasportano dei sensori per individuare e identificare unità navali, imbarcazioni e inquinanti sia di giorno che di notte. Inoltre sull’ala montano il potente sensore SLAR, un radar che consente di visualizzare tracce di inquinamento sul monitor degli operatori. In otto anni di ricognizioni il sistema ha sventato 59 atti criminosi.

In orbita intorno al pianeta ci sono invece satelliti dotati di radar speciali, i SAR (radar ad apertura sintetica). I radar satellitari distinguono i rilievi sulla superficie del mare, che cambiano in presenza di idrocarburi. Secondo Guido Ferraro, esperto di telerilevamento del Centro Comune di Ricerca di Ispra (JRC), le immagini satellitari hanno evidenziato 9300 sversamenti avvenuti nel Mediterraneo tra il 1999 ed il 2004. La più colpita è la rotta tra il Canale di Suez e lo Stretto di Gibilterra, nota come l’autostrada del Mediterraneo. Una coincidenza? Secondo Ferraro no: gli sversamenti sarebbero infatti in acque internazionali, un tentativo per sfuggire i controlli. Comunque, ammette Ferraro: “Tra il 2000 ed il 2004 sono diminuiti”. Questo grazie a regolamenti più ferrei, controlli più puntuali, ed alle nuove tecnologie.

fonte: La Repubblica

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